L’importanza dell’analisi dei dati nella gestione dell’impresa

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Nel tessuto produttivo delle PMI italiane, l’analisi dei dati rappresenta ancora una risorsa sottovalutata. Viene spesso oscurata da una visione della tecnologia ridotta a semplice adempimento burocratico o opportunità fiscale. Molte aziende acquistano il macchinario interconnesso per ottenere un beneficio, ma ignorano il vero patrimonio che esso genera ogni secondo.

Digitalizzare la propria azienda senza analizzare i dati è un’occasione sprecata. Le informazioni inutilizzate restano un costo latente, mentre quelle interpretate e trasformate in decisioni strategiche diventano il motore di crescita dell’impresa moderna.

L’analisi dei dati aziendali è una responsabilità manageriale, soprattutto per le PMI che vogliono evolvere verso un modello di organizzazione data-driven.

Cos’è l’analisi dei dati aziendali

L’analisi dati di un’azienda consiste nel trasformare informazioni grezze, isolate e apparentemente mute in conoscenza strutturata. Digitalizzare i processi significa inserire nel patrimonio aziendale attività che oggi evaporano perché affidate alla comunicazione verbale, annotate su fogli volanti, o salvate in file locali di cui solo un dipendente conosce l’esistenza.

È il passaggio critico dalla conoscenza individuale, chiusa nella testa delle persone e soggetta a errori o dimenticanze, alla conoscenza aziendale, accessibile, oggettiva e sempre disponibile.

L’analisi dei dati per decidere in azienda consente di:

  • misurare le performance reali,
  • individuare inefficienze nascoste,
  • supportare scelte strategiche con evidenze numeriche.

Senza tutto ciò, la digitalizzazione resta superficiale.

L’importanza dei dati aziendali

Il vantaggio dell’analisi dei dati aziendali è diventato un fattore stimabile in termini economici e organizzativi. Le imprese che basano le proprie decisioni su evidenze numeriche ottengono risultati concreti in termini di redditività, efficienza e capacità di adattamento.

Secondo le ricerche degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, su un campione di 2.616 imprese, le realtà più digitalizzate registrano:

  • +28% di utile netto, grazie a un controllo più puntuale di costi e ricavi;
  • +18% di margine di profitto, sostenuto da politiche di prezzo e investimenti più consapevoli;
  • +11% di EBITDA, come effetto di processi ottimizzati;
  • -30% di probabilità di blocchi operativi gravi, grazie a una maggiore capacità di prevenzione.

Da questi dati emerge con chiarezza come indirizzare la propria azienda verso un modello data driven generi benefici tangibili e misurabili. Tuttavia, i risultati non arrivano per automatismo: per ottenere vantaggi reali è necessario adottare un percorso strutturato, fatto di metodo e cultura organizzativa.

Tipi di analisi: descrittiva, diagnostica, predittiva e prescrittiva

Il percorso di evoluzione nell’analisi dei dati aziendali non avviene in modo improvviso. Si sviluppa per livelli progressivi, ciascuno dei quali amplia la capacità dell’impresa di comprendere, prevedere e orientare i risultati.

Le aziende basate su una cultura data driven evolvono lungo quattro stadi fondamentali:

  • Analisi descrittiva – è il primo livello e rappresenta la base di ogni sistema di analisi dati. Consiste nella raccolta e organizzazione delle informazioni storiche: fatturato mensile, volumi di vendita, tempi di produzione, scarti, costi sostenuti. Fornisce una fotografia oggettiva delle performance passate ed è indispensabile perché introduce misurazione e trasparenza, ma resta limitata alla dimensione retrospettiva.
  • Analisi diagnostica – in questo stadio i dati vengono incrociati e messi in relazione per individuare le cause profonde di un risultato. Un calo di marginalità può dipendere da aumenti dei costi energetici, inefficienze produttive o errori di pricing. Proprio da qui l’analisi dei dati inizia a generare valore concreto, perché permette di intervenire sui fattori critici.
  • Analisi predittiva – attraverso modelli statistici e serie storiche, l’impresa può anticipare scenari futuri come andamento della domanda, rischio di insolvenze o necessità di manutenzione. Questo consente una pianificazione più accurata e una riduzione dell’incertezza.
  • Analisi prescrittiva – questo è il livello più evoluto. Non si limita a prevedere, ma suggerisce azioni ottimali in funzione degli obiettivi aziendali. Qui l’organizzazione data driven raggiunge la piena maturità strategica.

Il risultato finale è meno costi imprevisti, meno fermi produzione, maggiore continuità operativa e una pianificazione più affidabile delle risorse. Intervenendo prima che si verifichi il guasto, l’azienda riduce sprechi, evita ritardi nelle consegne e tutela i propri margini economici.

L’importanza della qualità del dato

Prima ancora di parlare di strumenti avanzati, è necessario soffermarsi su un presupposto fondamentale: la qualità del dato. L’analisi dei dati aziendali è efficace solo quando questi risultano accurati, completi, coerenti e accessibili. Informazioni parziali, duplicate o non aggiornate compromettono qualsiasi elaborazione successiva e generano decisioni distorte.

Investire nella qualità dei dati significa definire regole chiare di raccolta, standardizzare le procedure, integrare correttamente i sistemi e monitorare costantemente l’affidabilità delle fonti.

Senza questa disciplina, anche l’azienda data-driven più ambiziosa rischia di costruire le proprie strategie su fondamenta fragili.

Differenza tra dati grezzi e informazioni utili

È importante fare una netta distinzione tra dati grezzi e informazioni utili.

Un dato grezzo è un numero isolato e privo di contesto, ad esempio “800 pezzi prodotti” è un’informazione parziale, che non dice nulla su efficienza, qualità o marginalità.

Diventa un dato utile solo quando viene contestualizzato collegandolo ad altri elementi: tempi di produzione, percentuale di scarto, costo orario, confronto con la media storica e obiettivi prefissati.

Infatti è il processo di analisi che trasforma un valore in uno strumento decisionale. Senza interpretazione, il dato resta un semplice numero, mentre in un contesto ben preciso si evolve in conoscenza.

Fasi del processo di analisi dei dati

Diventare un’organizzazione data driven richiede prima di tutto un percorso strutturato, e solo in secondo momento si può prendere in considerazione l’adozione di un software per strutturare l’analisi dei dati.

  1. La prima fase riguarda la reingegnerizzazione dei processi: digitalizzare un’attività inefficiente significa solo amplificare l’errore, non risolverlo. È necessario analizzare i flussi operativi, eliminare ridondanze e definire responsabilità chiare.
  2. Successivamente occorre integrare i sistemi informativi, superando le cosiddette “isole tecnologiche”. Macchinari, ERP, CRM e strumenti di produzione devono dialogare tra loro, generando una base dati unificata. Solo così l’analisi dei dati aziendali può essere coerente e affidabile.
  3. La terza fase è l’elaborazione e visualizzazione delle informazioni attraverso dashboard e indicatori chiave di performance. In parallelo, è fondamentale implementare adeguate procedure di controllo che rendano sistematico il monitoraggio.
  4. Infine c’è la formazione: implementare personale con competenze interne che sappiano leggere i grafici e interpretarli è essenziale per far sì che i dati non restino immobili.

Solo completando questa filiera l’analisi smette di essere un esperimento tecnico e diventa il vero motore strategico dell’impresa, capace di ottimizzare preventivi, acquisti e distribuzione dei carichi di lavoro.

Applicazioni dell’analisi dei dati nella gestione aziendale

L’analisi dei dati per decidere in azienda amplia la visione imprenditoriale e migliora concretamente la gestione delle attività quotidiane.

Nel pricing e nella formulazione dei preventivi, sapere esattamente quali costi incidono su ogni prodotto o servizio consente di calcolare prezzi che tutelano il margine reale, evitando offerte troppo aggressive o perdite nascoste nei dettagli operativi.

In ambito acquisti e magazzino, l’incrocio tra trend di vendita, tempi di consegna dei fornitori e livelli di scorta permette di ridurre le giacenze inutili e liberare capitale, senza compromettere la capacità produttiva o la soddisfazione del cliente.

Anche l’organizzazione delle risorse umane beneficia di dati oggettivi: conoscere le performance del team e l’effettiva produttività giornaliera aiuta a distribuire i compiti in modo equilibrato, valorizzando le capacità di ognuno e migliorando il welfare aziendale.

In ultimo, per la logistica e la distribuzione, analizzare i flussi di trasporto e i tempi di consegna tramite GPS permette di ottimizzare percorsi, ridurre costi e garantire servizi più affidabili, trasformando le operazioni in vantaggi competitivi tangibili.

Strumenti e tecnologie

Per trasformare la massa di dati aziendali in una risorsa strategica, viene in soccorso la Business Intelligence: un vero e proprio processo tecnologico. Non esiste un unico software risolutivo, ma un ecosistema di strumenti che consente di raccogliere, integrare, organizzare e rendere leggibili le informazioni provenienti dall’intera organizzazione.

Il processo prende avvio con gli strumenti di ETL (Extract, Transform, Load), che estraggono i dati dalle fonti originarie – come ERP, CRM, fogli Excel, sistemi di produzione – e li trasformano in un formato coerente. In questa fase le informazioni vengono ripulite da errori e incongruenze, così che ogni reparto lavori su dati uniformi e affidabili.

Una volta consolidati, i dati confluiscono nel Data Warehouse, un ambiente progettato per l’analisi e la consultazione rapida. A differenza dei database operativi, il Data Warehouse è organizzato per supportare interrogazioni complesse senza interferire con le attività quotidiane. È qui che si costruisce la memoria storica e analitica dell’impresa.

Infine, entrano in gioco i tool di Data Visualization – come Microsoft Power BI, Tableau o Qlik – in cui sia imprenditori che manager possono esplorare i dati in modo intuitivo attraverso pannelli di controllo interattivi con grafici, mappe e KPI. In questo modo si passa dalla visione globale dell’azienda al dettaglio di una singola commessa o fornitore.

Ricorda che ogni soluzione deve essere calibrata sulla dimensione e sugli obiettivi dell’impresa. Non serve usare ogni software esistente, serve semplicemente coerenza tra strumenti, processi e strategia.

Il ruolo della Business Intelligence

La Business Intelligence rappresenta l’infrastruttura tecnologica che rende operativo tutto il lavoro di analisi. Essa raccoglie, integra e organizza i dati provenienti dai diversi reparti aziendali, trasformandoli in informazioni chiare, aggiornate e facilmente interpretabili.

Questo permette all’imprenditore di monitorare costantemente lo stato di salute dell’impresa, individuando scostamenti e criticità prima che diventino problemi reali.

La Business Intelligence riduce il tempo dedicato alla produzione manuale di report e aumenta quello destinato all’analisi strategica. Inoltre, favorisce trasparenza e responsabilizzazione: quando i numeri sono condivisi e oggettivi, ogni reparto può misurare le proprie performance e contribuire in modo consapevole agli obiettivi aziendali.

Case Study: da mancanza di ruoli chiari a perfetta pianificazione

Un esempio concreto di caso di successo è quello di Agriveneto, azienda che ha intrapreso un percorso strutturato di controllo di gestione e analisi dei dati.

L’impresa si trovava in una situazione comune a molte altre, con dati frammentati, difficoltà nel calcolare i margini reali e una scarsa visibilità sui costi effettivi per ogni ordine.

Attraverso un sistema integrato di raccolta e analisi dei dati Agriveneto ha ottenuto:

  • -68% di sprechi
  • +34% di rotazione di magazzino
  • -15% di costi fissi

Tutto questo grazie alla definizione KPI chiari e una più efficiente pianificazione finanziaria. Il risultato? Maggiore consapevolezza decisionale, riduzione delle inefficienze e controllo puntuale della marginalità.

Il dato come fondamento della strategia

Essere una PMI basata sui dati significa adottare un nuovo modo di pensare. Le imprese che evolvono davvero sanno governare le proprie informazioni, trasformandole in strumenti concreti di crescita e vantaggio competitivo.

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Autore: Andrea La Rovere, Chief Operating & Digital Officer di Connetia.

Foto Andrea La rovere - Connetia - Sportello Digitale

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