Finanziamenti e incentivi per l’export: guida per PMI e strumenti

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Oggi anche le PMI possono allargare i propri orizzonti di vendita grazie a finanziamenti e incentivi per l’export. Il problema, però, non è la mancanza di opportunità. È l’orientamento.

Tra contributi, fondi d’internazionalizzazione e incentivi, molte aziende si ritrovano perse e senza una visione chiara. Il rischio maggiore diventa quello di inseguire il “bando giusto” invece di costruire un progetto di export solido.

In questo articolo chiariamo cosa sono i finanziamenti per fare export, come funzionano e quali sono i migliori portali per intercettare le agevolazioni finanziarie.

Che cosa sono i finanziamenti e gli incentivi per l’export

I finanziamenti e gli incentivi per l’export sono strumenti messi a disposizione delle PMI italiane per sostenere progetti di internazionalizzazione. Possono assumere diverse forme, come contributi a fondo perduto, prestiti agevolati o fondi internazionali.

Sono compresi anche i finanziamenti import export, pensati per supportare sia le operazioni di vendita verso l’estero che l’acquisto di beni e servizi necessari per espandersi sui mercati all’infuori dell’Italia.

Questi strumenti aiutano le aziende a coprire diverse spese e rappresentano un supporto concreto per crescere fuori dai confini nazionali, riducendo i rischi economici e facilitando la pianificazione di progetti strutturati e sostenibili.

Come funzionano i finanziamenti per l’internazionalizzazione

I finanziamenti per l’internazionalizzazione rappresentano le leve di supporto per un progetto di export già definito, non come strumenti da utilizzare in modo isolato. Le istituzioni che li erogano (a livello nazionale, regionale o europeo) richiedono che l’impresa presenti un piano chiaro, con obiettivi concreti e un impatto reale sui mercati esteri.

In pratica, il processo si articola in più fasi:

  1. Si parte dalla definizione del progetto di internazionalizzazione, che include mercati target, attività previste, tempistiche, risorse coinvolte e costi stimati;
  2. Su questa base si individuano gli strumenti finanziari più adatti;
  3. Una volta selezionato il finanziamento, l’impresa presenta la domanda rispettando requisiti, scadenze e criteri di ammissibilità;
  4. Dopo l’eventuale approvazione, il progetto entra nella fase operativa, durante la quale è fondamentale il controllo di gestione, in quanto le spese devono essere coerenti con quanto dichiarato e correttamente rendicontate.

Il valore di questi incentivi emerge quando sono inseriti in una strategia complessiva perché aiutano a ridurre il rischio finanziario, migliorare la pianificazione degli investimenti e sostenere una crescita internazionale più consapevole.

Tipologie di finanziamenti export

Esistono diverse modalità di finanziamenti per l’estero, ciascuna con caratteristiche e vantaggi differenti. Tra le più comuni abbiamo:

  • Bandi a fondo perduto: i più richiesti dalle imprese perché permettono di ottenere contributi che non devono essere restituiti.
  • Strumenti misti o bandi con debito: prevedono combinazioni di finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto. Offrono liquidità immediata con condizioni agevolate e permettono di sostenere investimenti più strutturati.
  • Progetti autofinanziati: l’impresa definisce autonomamente il progetto, lo quantifica con un Business Plan e valuta quanto investire di capitale proprio o tramite prestiti bancari. Questa modalità richiede una pianificazione chiara dei costi, dei tempi e dei risultati attesi.

La scelta migliore è spesso un mix di queste soluzioni, partendo sempre dal progetto e non dalla ricerca del bando. In questo modo si definiscono con chiarezza risorse, durata e obiettivi del percorso di internazionalizzazione.

Inoltre, per portare avanti un progetto di export servono due figure fondamentali, interne o più spesso esterne: chi progetta il percorso (Temporary Export Manager) e chi ricerca e gestisce la parte finanziaria, un professionista della finanza aziendale.

Per approfondire l’argomento dell’Export, leggi il nostro articolo su come iniziare a vendere all’estero.

Dove trovare bandi e incentivi per l’export

Ricordiamo sempre che il panorama dei finanziamenti è ampio e in costante aggiornamento. Oltre ai famosi bandi regionali, le PMI possono accedere anche a fondi d’internazionalizzazione europei o nazionali. Di seguito trovi le principali fonti da monitorare, divise per categorie.

Per quanto riguarda agevolazioni e finanziamenti export a fondo perduto o voucher, troviamo:

  • Regioni (FESR): contributi per consulenze export, fiere, marketing estero, studi di mercato, certificazioni, ecc. Un esempio è il bando internazionalizzazione PMI 2026–2027 dell’Emilia Romagna.
  • Fiere e missioni estere (bandi regionali dedicati): spesso riguardano contributi su costi di spazio espositivo o servizi. Qui la regione Lombardia mette a disposizione strumenti di “Sostegno all’export” per la partecipazione a fiere internazionali.
  • Voucher internazionalizzazione (Regioni/agenzie regionali): contributi per fiere B2B e iniziative commerciali all’estero, come il “Voucher Internazionalizzazione PMI 2026” di Lazio Innova.
  • Camere di Commercio/Unioncamere: voucher per fiere e eventi B2B, percorsi guidati su mercati target ed export management. Ad esempio il bando Export su misura 2025-2026 della Camera di Commercio di Bergamo o i voucher disponibili pubblicati sul sito di Unioncamere.

Mentre, parlando di bandi con debito, un esempio concreto lo troviamo in SIMEST, principale ente italiano che supporta le PMI nell’internazionalizzazione. La società offre strumenti che permettono di pianificare e gestire investimenti internazionali in modo sostenibile, minimizzando il rischio economico.

Infine, esistono altri servizi che supportano le imprese nelle attività operative sui mercati esteri. Ecco le soluzioni disponibili:

  • Assicurazione del credito export e gestione dei rischi: in particolare SACE protegge contro il mancato pagamento da parte dei clienti esteri o eventi politico-commerciali che possono compromettere le vendite internazionali.
  • Iniziative e servizi per fiere o azioni promozionali: come nel caso di programmi e incontri organizzati dall’Agenzia ICE. Non si tratta sempre di finanziamenti, ma di pacchetti di agevolazioni e supporto operativo utili per la presenza commerciale internazionale.
  • Contributi locali aggiuntivi: alcune Camere di Commercio e territori offrono sportelli dedicati per l’internazionalizzazione, con contributi e servizi mirati. Ad esempio i “Contributi per l’internazionalizzazione” della Camera di Commercio di Bolzano.

Nella pratica, le principali opportunità di finanziamento vengono spesso combinate in un unico progetto: SIMEST per il debito agevolato, bandi d’internazionalizzazione regionali o Camere di Commercio per i contributi a fondo perduto, e SACE per coperture e gestione del rischio credito.

Questo approccio integrato consente di massimizzare le risorse disponibili e rendere il processo di internazionalizzazione più sostenibile, quando le diverse misure risultano compatibili.

Prima il progetto, poi la finanza

Il successo di una PMI che fa export non dipende dai finanziamenti disponibili, ma dalla chiarezza e solidità del proprio progetto di espansione.

Definire obiettivi, mercati target, attività, risorse coinvolte e risultati attesi è fondamentale prima di cercare qualsiasi tipo di contributo. Solo con un piano operativo ben strutturato è possibile selezionare gli strumenti finanziari utili e combinarli in modo efficace.

Se non sai da dove partire, prenota uno Sportello Digitale gratuito: ti guideremo nella costruzione del progetto e nell’individuazione del finanziamento più adatto alla tua impresa.

Autore: Tudor Lazariu, co-fondatore di Connetia.

foto Tudor Vlad Lazariu - Sportello Digitale

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